Vladimir Putin sta perpetrando un genocidio in Ucraina? Su questa parola si è acceso negli scorsi anni un lungo dibattito quando c’era la guerra a Gaza, dibattito che non ha sfiorato gli intellettuali e le piazze occidentali per quanto riguarda la guerra d’invasione scatenata dalla Russia quasi quattro anni fa. Eppure, ciò che sta accadendo questo inverno meriterebbe una riflessione sugli obiettivi e i metodi del Cremlino. Così almeno la pensa la ministra degli Esteri della Lettonia, Baiba Braze.
Negli scorsi giorni, infatti, un raid russo ha preso di mira una clinica ostetrica a Zaporizhzhia, provocando almeno sei feriti. Le immagini circolate online mostrano la distruzione di stanze, arredi e pavimenti. Braze è intervenuta su X: “La Russia bombarda madri e neonati, la Russia terrorizza i civili, i leader della Russia dichiarano apertamente che gli ucraini e l’Ucraina non sono una nazione e un Paese e dovrebbero essere eliminati. Se non è genocidio questo, cos’è?”.
Il bombardamento del reparto maternità a Zaporizhzhia è solo l’ultimo di una serie di raid russi contro i civili, tra cui recentemente anche un pullman nella regione di Dnipro che trasportava minatori: 15 le vittime. Difficile scambiare un pullman civile per un carro armato. D’altra parte, i russi non riescono a realizzare significative conquiste sul terreno. Putin, di conseguenza, ha deciso di rendere più brutale la strategia del terrore che mira a fiaccare l’animo della popolazione ucraina e infine distruggere la capacità di resistenza. Il presidente ucraino ha tirato le somme di gennaio, mese in cui la Russia ha lanciato contro l’Ucraina “più di 6.000 droni d’attacco, circa 5.500 bombe aeree guidate e 158 missili di vario tipo. Praticamente tutti gli attacchi hanno preso di mira il settore energetico, le ferrovie e le nostre infrastrutture: tutto ciò che sostiene la vita normale”, ha scritto su X Volodymyr Zelensky.





