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giovedì 5 Marzo, 2026
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Groenlandia, l’inedita attualità dell’insegnamento di Winston Churchill su come deve comportarsi l’Europa con Trump

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Calma e moderazione: è l’approccio giusto nei confronti delle provocazioni e delle minacce di Donald Trump? “Non puoi ragionare con una tigre quando hai la testa nella sue fauci”: con questa frase, il film “L’ora più buia” ha espresso in maniera efficace lo spirito di Winston Churchill quando, nei mesi più difficili del 1940, gli venne consigliata di fatto una resa di fronte alle pretese di Adolf Hitler. La lezione che Churchill consegnò alla storia, infatti, è che è inutile cercare di mediare con i dittatori che ti minacciano perché questi capiscono solo la forza o la minaccia del suo uso. Una lezione facilmente applicabile anche al dittatore che risiede al Cremlino, anche se ovviamente l’era nucleare ha cambiato la dinamica dei rapporti di forza. Eppure, con le nuove pretese geopolitiche di Donald Trump, la domanda trova una nuova, inedita e inaspettata attualità: si deve trattare con un alleato che avanza pretese territoriali ed economiche e che è anche il capo della più forte e importante democrazia del mondo?

Il presidente Usa non molla sulle pretese di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti: oggi parlerà al Forum di Davos, nelle alpi svizzere, ieri ha detto che i leader europei “non si opporranno molto” all’annessione, ma la realtà dei fatti sembra smentire questa ipotesi. La Danimarca, infatti, ha inviato un altro contingente militare in Groenlandia anche se non è noto il numero di militari, mentre il Regno Unito ha annunciato che raddoppierà il proprio contingente nell’Artico entro tre anni, portandolo a 2.000 unità. Trump ha detto di aver parlato con il segretario della Nato, Mark Rutte, definendo tale telefonata come “molto positiva”, ma ribadendo che “la Groenlandia è imprescindibile per la sicurezza nazionale [Usa] e mondiale. Non si torna indietro”.

Intanto l’Unione Europea cerca il dialogo, ma ha ventilato l’ipotesi di ritorsioni contro gli Usa tramite l’imposizione di dazi per 93 miliardi di euro e l’uso del potente strumento anti-coercizione che potrebbe limitare o comunque rendere arduo l’accesso al mercato Ue ad alcune aziende Usa. Si tratterebbe dell’equivalente dell’uso della forza in senso economico, mentre alcuni Paesi spingono per la sospensione dell’accordo sui dazi stretto con gli Usa lo scorso luglio. Gli economisti temono l’avvio di una spirale protezionista che potrebbe restringere il commercio globale e scatenare alcune recessioni economiche. Nel frattempo, la Cina è stata l’unica a rispondere a tono a Donald Trump, innescando lo scorso anno un’escalation dei dazi che ha portato poi Washington a rivedere le sue pretese. L’Ue ha la forza e la volontà di fare lo stesso?

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