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martedì 3 Marzo, 2026
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Bollette record e manifattura in affanno: l’allarme di Confimi

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“I costi energetici sono ormai insostenibili”. L’allarme arriva da Confimi Industria e dal suo presidente, Paolo Agnelli, che richiama l’attenzione delle istituzioni su bollette record diventate un fattore strutturale di crisi per il sistema produttivo. Sono già oltre 400 le imprese che hanno aderito al Manifesto per l’Energia, presentato lo scorso dicembre dall’associazione, un documento nato dall’esperienza diretta delle piccole e medie imprese manifatturiere, sempre più penalizzate da un costo dell’energia nettamente superiore a quello sostenuto dai principali concorrenti europei. Una pressione che, avverte Confimi, non colpisce solo le aziende ma si riflette anche sulle famiglie, sempre più in difficoltà nel far fronte alle spese energetiche.
Secondo Agnelli, lo stato di salute della manifattura italiana è ben oltre la soglia di allarme. Negli ultimi trent’anni, ricorda, il Paese ha perso circa 250mila imprese manifatturiere, un dato che fotografa meglio di qualsiasi analisi la portata del problema. L’energia è diventata uno dei principali fattori di espulsione dal mercato per le PMI, con conseguenze che si estendono all’intero sistema economico e sociale e incidono direttamente sulla tenuta dei redditi familiari.
È in questo contesto che Confimi Industria ha deciso di promuovere il Manifesto. Per l’associazione, il momento attuale rappresenta un punto di non ritorno: restare in silenzio significherebbe accettare una crisi che sta travolgendo imprese e cittadini. L’obiettivo del documento è lanciare un messaggio chiaro alle istituzioni: senza un intervento deciso, il peso del caro energia continuerà a scaricarsi su chi lavora, produce e vive di reddito.
Il confronto con il resto d’Europa rende il divario ancora più evidente. Tra gennaio e agosto, spiega Agnelli, le industrie energivore italiane hanno pagato un prezzo medio di 85,28 euro per megawattora, contro i 60,33 euro della Spagna, i 44,50 della Germania e appena 25,45 della Francia, mentre nei Paesi del Nord Europa il costo si attesta intorno ai 30,80 euro. In pratica, un’impresa italiana si trova a pagare l’energia oltre tre volte più di una francese e quasi il doppio di una tedesca, partendo così in netto svantaggio competitivo ancora prima di affacciarsi sui mercati.
Nel Manifesto, Confimi Industria propone un pacchetto articolato di misure, ma le priorità, secondo il presidente, sono quelle in grado di incidere immediatamente sui costi. In questo senso, Agnelli chiama in causa il ruolo dello Stato come azionista di aziende strategiche come Enel, Eni e Snam. I bilanci recentemente pubblicati, sostiene, mostrano ampi margini di manovra economica che oggi pesano direttamente sul tessuto produttivo. Margini che, anziché essere utilizzati per sostenere imprese e sistema Paese in una fase di emergenza, finiscono per alimentare rendimenti elevati per gli azionisti delle ex aziende di Stato, a discapito della competitività nazionale.
Negli altri Paesi europei, osserva Confimi, politiche energetiche più lungimiranti stanno offrendo alle imprese maggiori possibilità di successo, tutelando produzione e occupazione. In Italia, al contrario, il costo dell’energia continua a gravare su chi produce valore, mentre chi opera in regime regolato o para-monopolistico registra profitti record. Una distorsione che, secondo l’associazione, richiede una correzione urgente.
Se la situazione dovesse protrarsi nel medio e lungo periodo, il rischio per il sistema produttivo italiano è quello di un declino industriale irreversibile. Sempre più imprese stanno valutando di ridurre la produzione, delocalizzare o chiudere definitivamente, mentre una quota crescente di giovani imprenditori guarda all’estero non per scelta strategica, ma per necessità. Senza un intervento immediato, avverte Agnelli, il Paese rischia di perdere competenze, occupazione e capacità produttiva, con costi che domani sarebbero molto più difficili da recuperare.
Gloria Giovanditti

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