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martedì 3 Marzo, 2026
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Occupazione in crescita e precari in calo: i dati Unimpresa

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Negli ultimi tre anni il mercato del lavoro italiano ha mostrato segnali di rafforzamento diffuso, con una crescita significativa degli occupati e un miglioramento di diversi indicatori strutturali. È quanto emerge dall’ultimo report sull’occupazione elaborato dal Centro Studi dell’Unione Nazionale di Imprese (Unimpresa), basato su dati ISTAT, che fotografa un sistema più dinamico rispetto al recente passato, pur lasciando irrisolte alcune criticità di fondo.
Tra settembre 2022 e novembre 2025 sono stati creati oltre un milione di posti di lavoro. In poco più di tre anni il numero complessivo degli occupati è salito da 23,1 a 24,1 milioni, con un aumento di circa quattro punti e mezzo percentuali. In parallelo, la disoccupazione ha registrato una contrazione marcata: le persone in cerca di un impiego sono scese da circa 2 milioni a 1,4 milioni, con una riduzione di quasi un quarto rispetto a tre anni prima.
Il miglioramento si riflette anche sugli indicatori di lungo periodo. A fine 2025 il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,6%, il livello più alto dall’inizio delle rilevazioni statistiche, mentre il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,9% al 5,7%. Un ulteriore segnale della fase espansiva è dato dall’allargamento della forbice tra occupazione e disoccupazione, passata da 52,35 a quasi 57 punti nello stesso arco temporale, un indicatore sintetico che misura la solidità complessiva del mercato del lavoro.
A fronte di questi progressi, resta però sostanzialmente invariato il bacino degli inattivi. Le persone in età lavorativa che non hanno un impiego e non lo cercano continuano a essere circa 12,4 milioni, con un tasso di inattività intorno al 33%. Secondo gli analisti di Unimpresa, l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro rappresenta la principale sfida nel medio periodo, soprattutto in un contesto demografico segnato dall’invecchiamento della popolazione.
Segnali incoraggianti arrivano anche dalla composizione dell’occupazione. La crescita non riguarda solo i numeri, ma anche la qualità dei rapporti di lavoro. Nel triennio considerato, i lavoratori con contratto da dipendente sono aumentati di 802mila unità, pari a un incremento del 4,4%, raggiungendo quota 18,9 milioni. Oggi circa otto occupati su dieci lavorano come dipendenti, confermando la prevalenza delle forme di impiego più strutturate.
In particolare, è cresciuto il numero dei contratti a tempo indeterminato, passati da circa 15,1 milioni a 16,4 milioni tra il 2022 e il 2025, con un aumento dell’8,7%. Allo stesso tempo, i contratti a termine sono diminuiti, scendendo da 3 milioni a 2,4 milioni, con una riduzione di circa il 17%. Secondo Unimpresa, questi dati indicano che la ripresa occupazionale è sostenuta soprattutto dall’espansione dei rapporti di lavoro più stabili.
Per il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, la dinamica osservata conferma una rinnovata solidità del mercato del lavoro italiano. “È un segnale incoraggiante, che dimostra come il sistema produttivo, nonostante un contesto internazionale complesso, abbia saputo reagire e rafforzarsi”, ha spiegato, sottolineando la necessità di accompagnare questa fase con politiche economiche mirate. Secondo Longobardi, per consolidare i risultati servono interventi capaci di ridurre la burocrazia, rendere il fisco più favorevole e facilitare l’accesso al credito e all’innovazione, soprattutto per le piccole e medie imprese.
Resta infine il tema della distribuzione anagrafica della crescita occupazionale. L’analisi dei dati Istat mostra che l’aumento degli occupati ha interessato quasi esclusivamente la fascia degli over 50, mentre le generazioni più giovani continuano a restare ai margini, anche a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile. Particolarmente critico il dato sull’occupazione femminile under 35, diminuita negli ultimi vent’anni: dalle 3,2 milioni di occupate del 2004 si è scesi a 2,2 milioni nel 2024. Un divario che evidenzia come, accanto ai segnali di ripresa, permangano squilibri strutturali che richiedono interventi mirati per rendere la crescita del lavoro più inclusiva e duratura.
Gloria Giovanditti

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