L’Ucraina non deve preoccuparsi solo dei missili russi, ma anche delle bordate statunitensi. In un’intervista esclusiva con Reuters, Donald Trump ha dichiarato che non è Vladimir Putin l’ostacolo principale alla pace in Ucraina, bensì Volodymyr Zelensky. “Penso che lui [Putin] sia pronto a fare un accordo mentre l’Ucraina è meno pronta”, ha detto Trump dallo Studio Ovale. Interpellato sul perché i negoziati guidati dagli Usa non abbiano ancora portato a una fine del conflitto, il presidente Usa ha risposto: “Zelensky”.
Trump continua a dimostrare una particolare apertura, una certa benevolenza e una volontà di credere alla narrativa del Cremlino. Questo nonostante diverse informazioni raccolte negli ultimi mesi dall’intelligence statunitense abbiano indicato come Putin non abbia affatto abbandonato l’obiettivo di prendere il controllo di tutta l’Ucraina, come riferito da Reuters. D’altra parte, durante le negoziazioni delle scorse settimane gli Stati Uniti hanno fatto pressioni sugli ucraini perché accettassero subito una richiesta di Mosca, cioè l’abbandono del Donbas, una possibilità poi esclusa da Zelensky.
L’amministrazione Trump sembra dunque intenzionata a usare più la carota che il bastone delle sanzioni economiche contro Mosca, e questo nonostante gli scarsi risultati portati a casa dai russi sul campo di battaglia. L’avanzata russa, infatti, è lenta ed estremamente costosa in termine di uomini: alcune stime parlano di oltre 30.000 russi morti nel mese di dicembre. L’inviato de Il Post in Ucraina, Daniele Raineri, ha messo i fatti nella giusta prospettiva ricordando un anniversario: ormai l’invasione russa dell’Ucraina dura da più di 1418 giorni, cioè, è più lunga della guerra tra l’Unione Sovietica e il Terzo Reich di Hitler (1941-1945).





