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martedì 3 Marzo, 2026
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Pelletteria italiana, dopo mesi difficili il calo rallenta

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Chi fa borse, cinture e accessori lo sa: il 2025 non è stato un anno semplice. Però, dopo mesi di numeri in rosso, qualcosa inizia a muoversi. La pelletteria italiana chiude i primi nove mesi dell’anno con un fatturato in calo del -5,3% rispetto al 2024, ma nel terzo trimestre la discesa rallenta al -2,2%. Non è ancora una svolta, ma è un segnale che interrompe una fase particolarmente dura. Le stime di fine anno parlano di un fatturato complessivo intorno agli 11,4 miliardi di euro, pari a una contrazione del -4,5%.

Il quadro resta comunque complesso, soprattutto oltreconfine. Secondo l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, l’export – che vale l’85% del fatturato del comparto – registra una flessione del -7,6%. A pesare sono soprattutto i mercati extraeuropei: la Cina arretra di quasi il 25% in valore e il Giappone del 10,7%. In controtendenza il Medio Oriente (+13,2%), mentre gli Stati Uniti, secondo mercato di sbocco, chiudono con un +4% nonostante l’introduzione di nuovi dazi. Resta infine attesa sugli sviluppi dell’accordo Mercosur, che oggi incide in modo ancora marginale sull’export italiano di pelletteria (36,4 milioni di euro nel 2024).

Anche sul fronte interno la pressione non si allenta. Nei primi nove mesi del 2025 diminuiscono il numero delle imprese (-2,4%) e gli addetti (-2,8%), segno di una filiera che sta assorbendo l’urto di una fase prolungata di rallentamento. In questo contesto, il patrimonio di competenze, qualità e know-how che caratterizza la pelletteria italiana resta la base su cui costruire una ripresa graduale. La capacità di adattamento delle imprese, insieme agli investimenti in innovazione, formazione e posizionamento internazionale, sarà decisiva nei prossimi mesi.

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