back to top
mercoledì 14 Gennaio, 2026
Sign In
spot_img
spot_img

Cina, surplus record a 1.189 miliardi: l’export aggira i dazi Usa

spot_img

I più letti

Nel 2025 la Cina ha registrato un surplus commerciale record di 1.189 miliardi di dollari, sfiorando quota 1,2 trilioni, un livello paragonabile al Pil di una grande economia come l’Arabia Saudita. I dati, diffusi dall’Amministrazione generale delle Dogane, confermano un rafforzamento dell’avanzo trainato dall’espansione delle esportazioni, cresciute del 5,5% sull’anno, a fronte di importazioni complessivamente stabili. Il risultato arriva in un contesto internazionale segnato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e dal ripristino di una strategia commerciale fortemente protezionistica da parte degli Stati Uniti.
Di fronte ai dazi statunitensi, Pechino ha accelerato la riconfigurazione dei propri flussi commerciali, spingendo le imprese a diversificare i mercati di sbocco oltre il principale mercato di consumo mondiale. Le esportazioni si sono così orientate in misura crescente verso l’Unione europea, il Sud-Est asiatico, l’Africa e l’America Latina, consentendo all’economia cinese di assorbire l’impatto delle tensioni commerciali, tecnologiche e geopolitiche con Washington. Secondo Fred Neumann, capo economista per l’Asia di HSBC, la performance riflette una competitività “straordinaria”, sostenuta dai progressi in produttività e sofisticazione tecnologica, ma anche dalla debolezza della domanda interna che continua a generare sovraccapacità produttiva.
La dinamica è apparsa particolarmente evidente nell’ultima parte dell’anno. A dicembre il surplus commerciale ha raggiunto i 114,1 miliardi di dollari, segnando per la settima volta nel 2025 il superamento della soglia dei 100 miliardi su base mensile. Le esportazioni sono aumentate del 6,6% su base annua, accelerando rispetto al +5,9% di novembre e superando nettamente le attese degli analisti, ferme intorno al 3%. Anche le importazioni hanno mostrato un rimbalzo più deciso del previsto, con una crescita del 5,7% dopo il +1,9% del mese precedente, segnale che potrebbe indicare un parziale rafforzamento ciclico della domanda o una fase di ricostituzione delle scorte.
Sul piano geografico, il ridimensionamento del surplus nei confronti degli Stati Uniti è proseguito. A dicembre l’avanzo commerciale con Washington è sceso a 23,25 miliardi di dollari, rispetto ai 23,74 miliardi di novembre, mentre sull’intero 2025 le esportazioni verso gli USA sono crollate del 20% in termini di valore e le importazioni dalla principale economia mondiale sono diminuite del 14,6%. Al contrario, le fabbriche cinesi hanno guadagnato terreno su altri mercati: le esportazioni verso l’Africa sono aumentate del 25,8%, quelle verso l’ASEAN del 13,4% e le spedizioni verso l’Unione europea dell’8,4%.
Secondo le autorità cinesi, questa maggiore diversificazione ha rafforzato la resilienza dell’economia. “Con partner commerciali più diversificati, la capacità della Cina di resistere ai rischi si è notevolmente rafforzata”, ha dichiarato Wang Jun, vice ministro dell’amministrazione doganale, sottolineando come l’avanzo record sia il risultato di una strategia di lungo periodo. Gli analisti osservano tuttavia che l’espansione del surplus potrebbe alimentare nuove frizioni con i partner commerciali, in particolare con quei paesi che dipendono a loro volta dalle esportazioni manifatturiere.
Resta infatti aperta la questione della sostenibilità di un modello di crescita sempre più sbilanciato sull’export, mentre l’economia da 19 trilioni di dollari continua a fare i conti con la crisi immobiliare e una domanda interna debole. Nel 2025 la Cina ha esportato beni a prezzi sempre più competitivi, anche grazie a uno yuan relativamente debole, contribuendo a mantenere elevati i volumi ma accentuando le accuse di eccesso di capacità. Le esportazioni di terre rare hanno raggiunto i livelli più alti almeno dal 2014, nonostante Pechino abbia avviato restrizioni sulle spedizioni di alcuni elementi a partire da aprile, una mossa letta come segnale di pressione nei negoziati con Washington.
Sul fronte agricolo, la Cina ha acquistato un volume record di soia, soprattutto dal Sud America, riducendo la dipendenza dai raccolti statunitensi in risposta alle tensioni commerciali. Intanto i mercati finanziari hanno reagito positivamente ai dati macro: lo yuan è rimasto stabile, mentre gli indici azionari di Shanghai hanno registrato rialzi superiori all’1%.
Guardando al 2026, le incertezze restano elevate. Gli economisti prevedono che la Cina continui a guadagnare quote di mercato globale, anche attraverso la creazione di hub produttivi all’estero per aggirare i dazi su Stati Uniti e Unione europea. Allo stesso tempo, Pechino sembra consapevole della necessità di moderare l’espansione delle esportazioni industriali per attenuare le tensioni con i partner commerciali, come dimostra la recente abolizione dei rimborsi fiscali per l’industria solare, da tempo oggetto di controversie con Bruxelles.
Il fattore Trump rimane però una variabile chiave. Le minacce di nuovi dazi, inclusa l’ipotesi di un’imposta del 25% sui paesi che commerciano con l’Iran, rischiano di riaprire fratture con Pechino, principale partner commerciale di Teheran. Secondo gli analisti, anche un eventuale intervento della Corte Suprema statunitense contro gli aumenti tariffari non basterebbe a dissipare nel breve periodo il rischio di un nuovo inasprimento delle relazioni commerciali tra le due maggiori economie mondiali.

Gloria Giovanditti

- Advertisement -spot_img

Altri articoli

- Advertisement -spot_img

Articoli recenti