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sabato 28 Febbraio, 2026
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Dal sottosuolo ai data center: il rame entra in una nuova era di prezzi record

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Il rame continua a correre e supera per la prima volta la soglia dei 13.000 dollari a tonnellata, segnando un nuovo massimo storico. Solo una settimana fa il metallo rosso aveva chiuso a quota 12.600 dollari, confermando un trend rialzista che affonda le radici nel 2024, quando i prezzi avevano messo a segno un balzo del 42%, il miglior risultato annuale dal 2009. Il rally prosegue anche nel 2025, alimentato da una combinazione di fattori che intrecciano domanda strutturale, fragilità dell’offerta e tensioni geopolitiche.
A spingere le quotazioni è innanzitutto l’esplosione della domanda legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. I nuovi data center, sempre più numerosi e ad alta intensità energetica, richiedono grandi quantità di rame per cablaggi e sistemi di raffreddamento. A questo si aggiunge la transizione energetica, con il metallo sempre più centrale nella produzione di veicoli elettrici, batterie, reti di ricarica e infrastrutture per le energie rinnovabili. Un utilizzo trasversale che rende il rame una materia prima strategica e sempre più contesa.
Sul fronte dell’offerta, invece, continuano ad emergere elementi di criticità. L’ultimo in ordine di tempo è lo sciopero nella miniera cilena di Mantoverde, che si inserisce in una serie di interruzioni produttive in un momento in cui l’estrazione fatica a tenere il passo della domanda globale. A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le tensioni commerciali: il timore di nuovi dazi statunitensi sulle importazioni ha spinto i trader ad aumentare le spedizioni verso gli Stati Uniti, favorendo un accumulo di scorte sulle coste americane e riducendo la disponibilità di metallo su altri mercati.
Lo scenario geopolitico resta così uno dei principali fattori di incertezza e di potenziale volatilità. Non a caso, già alla fine dello scorso anno diverse case d’affari internazionali indicavano per il 2026 prezzi in linea con quelli attuali, prevedendo un avvio d’anno in area record proprio per l’effetto combinato delle tensioni internazionali e delle strozzature nell’offerta. In questo contesto, la parola d’ordine per gli operatori resta cautela, nonostante la forza del trend.
La corsa del rame, inoltre, non è un caso isolato. Nelle ultime sedute anche altre materie prime hanno mostrato forti apprezzamenti: argento e platino hanno registrato rialzi fino all’8%, mentre l’oro è tornato sui massimi da oltre una settimana, confermando un clima di crescente interesse per gli asset reali. Un segnale che riflette sia le aspettative di domanda futura sia la ricerca di coperture in un contesto globale sempre più incerto, dove le materie prime tornano al centro delle strategie industriali e finanziarie.

Gloria Giovanditti

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