Proteggere una filiera produttiva, rendere riconoscibile un sapere manifatturiero e trasformare l’origine geografica in un asset competitivo: è questa la funzione concreta del nuovo sistema europeo di indicazione geografica (IG) per i prodotti industriali e artigianali, in vigore dal 1 dicembre. In termini pratici, una calzatura realizzata in un distretto specializzato, un tessuto legato a tecniche produttive locali o uno strumento musicale costruito secondo una tradizione territoriale possono oggi accedere a una tutela ufficiale dell’Unione europea, che certifica l’origine e le caratteristiche distintive del prodotto.
Per il sistema produttivo italiano, il provvedimento introduce un cambio di passo. La certificazione IG estende al manifatturiero una logica di protezione già consolidata nell’agroalimentare, offrendo alle imprese uno strumento contro contraffazioni, imitazioni e uso improprio dei nomi geografici. Allo stesso tempo, rafforza il posizionamento commerciale dei prodotti, ne consolida la reputazione e contribuisce a valorizzare i distretti produttivi, dove il legame tra territorio, competenze e qualità rappresenta spesso il principale fattore di differenziazione sui mercati internazionali.
Dal punto di vista operativo, il nuovo sistema è già pienamente attivo. Le imprese possono presentare domanda di registrazione tramite il portale dell’EUIPO e il bacino potenziale è ampio: l’Ufficio europeo ha individuato centinaia di prodotti industriali e artigianali idonei alla protezione, dai gioielli ai tessuti, dalle calzature alle ceramiche, fino agli strumenti musicali. Per accompagnare questa fase di avvio sono state attivate iniziative informative dedicate. In prospettiva, l’indicazione geografica si configura come uno strumento strategico di tutela e sviluppo, capace di rafforzare la competitività delle imprese e di rendere più solido il posizionamento del made in Europe nei mercati globali.





