L’export del legno-arredo italiano non crolla, ma scricchiola. E quando un settore da 12,7 miliardi di euro annui comincia a dare segnali di cedimento, il rumore arriva dritto ai tavoli dei consigli di amministrazione. Il -4,7% di agosto è il dato che accende il faro, anche se il bilancio dei primi otto mesi resta quasi in equilibrio (-0,2%). Una tenuta apparente che nasconde un fattore chiave: il commercio internazionale sta diventando più politico, meno prevedibile e più costoso.
Il punto critico sono gli Stati Uniti, secondo mercato di sbocco per il legno-arredo italiano. Ad agosto l’export verso Washington ha segnato un -16,4%, mentre il cumulato gennaio–agosto limita le perdite a -1,7% solo grazie a un’accelerazione delle vendite in primavera. Una corsa in avanti letta dagli operatori come una mossa difensiva: anticipare gli ordini prima dell’entrata in vigore dei dazi voluti da Donald Trump, tornati a essere una variabile concreta nello scenario commerciale globale. Le stime di settembre, intorno a -9%, confermano che l’effetto non è episodico. A pesare non sono solo le tariffe in sé, ma l’incertezza che generano lungo tutta la filiera: prezzi meno competitivi, margini sotto pressione, pianificazione più corta. In parallelo, la frenata della Cina (-10,9%), colpita dalla crisi immobiliare e dagli effetti indiretti delle politiche commerciali Usa, contribuisce a ridurre ulteriormente la domanda sui mercati tradizionali. Francia (-2,4%) e Germania (-0,4%) completano un quadro europeo debole, con Berlino che mostra segnali di stabilizzazione ma non ancora di ripartenza.
È su questo sfondo che si costruisce la prospettiva 2026. Se le perdite sul mercato statunitense dovessero consolidarsi, il rischio non sarebbe più congiunturale ma strutturale. La tenuta attuale è garantita dai mercati alternativi: Regno Unito (+4,2%), Canada (+8%), Emirati Arabi Uniti (+4,7%), Paesi Bassi (+7,4%), Turchia (+23,3%), Marocco (+50%). Destinazioni che, sommate, compensano i cali dei grandi player ma che richiedono strategie commerciali più complesse, investimenti mirati e una maggiore capacità di adattamento. Il primo semestre 2025 si profila come una fase di stabilità vigilata; il vero nodo sarà capire se il secondo semestre potrà riaccendere la domanda o se i dazi americani diventeranno un nuovo standard. Per le imprese, il messaggio è chiaro: il legno-arredo resta competitivo, ma il rischio geopolitico è ormai una voce strutturale del conto economico.





