di Massimiliano Salini
Vice Presidente del Gruppo Ppe al Parlamento Europeo 
Lo spazio è una risorsa essenziale, ma è necessario un maggiore protagonismo da parte dell’Europa accompagnato da risorse adeguate.
Le relazioni Draghi e Letta individuano nell’economia spaziale e nella normativa spaziale dell’UE, una priorità assoluta per l’industria, la difesa e la sicurezza.
Nei mesi scorsi, la Commissione europea ha proposto una nuova serie di misure ambiziose per rendere il settore spaziale europeo più pulito, più sicuro e più competitivo in Europa.
La proposta si basa su tre pilastri fondamentali:
Sicurezza: la normativa spaziale dell’UE introduce misure volte a migliorare il tracciamento degli oggetti spaziali e a limitare i 128 milioni di detriti che orbitano nello spazio, compresi i requisiti per lo smaltimento sicuro dei satelliti al termine della loro vita operativa. Tutto questo ha lo scopo di evitare l’innescamento di crash a cascata che renderebbero le orbite chiave inutilizzabili.
Resilienza: attacchi informatici e interferenze elettroniche mettono a serio rischio satelliti, stazioni di terra e collegamenti di comunicazione. La normativa spaziale dell’UE richiederà pertanto a tutti gli operatori spaziali di effettuare valutazioni approfondite dei rischi durante l’intero ciclo di vita di un satellite, applicando le norme in materia di cybersicurezza e la segnalazione degli incidenti[1] su misura per il settore spaziale.
Sostenibilità: per garantire la sostenibilità UE occorre ridurre l’impatto che le industrie spaziali hanno sull’ambiente. L’UE emanerà norme comuni che garantiranno dati verificati coerenti e incoraggeranno l’innovazione in settori quali la manutenzione nello spazio per prolungare la vita dei satelliti e ridurre i detriti. Inoltre, per evitare emissioni di CO2 spropositate, sarà necessario introdurre più satelliti di piccole dimensioni.
Le nuove norme si andranno ad applicare sia alle risorse spaziali dell’UE che a quelle nazionali. I requisiti normativi saranno adattati alle dimensioni e al livello di maturità dell’impresa e misurati in funzione dei rischi connessi.
Attualmente, 13 Stati membri dispongono di leggi nazionali sullo spazio. Altri Stati membri sono in fase di redazione di una normativa spaziale o stanno aggiornando le leggi esistenti per far fronte all’emergere di nuovi operatori commerciali e all’espansione delle loro attività. La mancanza di coordinamento tra i diversi approcci normativi ha portato a un panorama regolatorio frammentato, in cui ostacoli emergenti potrebbero compromettere il funzionamento del mercato interno dei servizi spaziali e dei dati basati sullo spazio all’interno dell’Unione.
La proposta dell’EU Space Act mira ad armonizzare il quadro giuridico in tutta l’Unione, integrando i requisiti stabiliti dalle legislazioni spaziali nazionali per evitare sovrapposizioni, duplicazioni e conflitti, e per migliorare il funzionamento del mercato interno.
L’importanza crescente dello spazio per gli interessi di difesa europei era già segnalata nella Strategia Spaziale dell’UE (2023) e nel recente Documento sulla Preparazione alla Difesa di giugno 2025. Sebbene l’EU Space Act sia esplicitamente concepito per non applicarsi al settore della difesa, include numerosi riferimenti incrociati e richiami alla cooperazione politica, ad esempio con ENISA e l’EDA.
Nella sua “valutazione d’impatto”, la Commissione stima un aumento dei costi per le attività spaziali tra il 3% e il 10%. Tuttavia, la Commissione è fiduciosa che la riduzione degli ostacoli amministrativi, le procedure di autorizzazione semplificate, la maggiore sicurezza, la vita utile prolungata dei satelliti e i vantaggi competitivi sui mercati internazionali compenseranno ampiamente questi costi. Il rispetto delle norme sarà monitorato da un’agenzia appositamente istituita, con sanzioni fino al doppio dei benefici economici ottenuti o al 2% del fatturato globale annuo per violazioni.





