“Non è l’Ucraina a dover essere pressata per la pace, ma la Russia, l’unica ragione per cui questa guerra si trascina”: queste parole di Volodymyr Zelensky sembrano scontate, ma non lo sono. Oltre alla sanguinosa guerra sul campo, gli ucraini da quasi quattro anni stanno combattendo, incessantemente, un’altra guerra, che riguarda le coscienze degli occidentali. C’è, infatti, una sola persona al mondo capace di terminare immediatamente la guerra in corso: Vladimir Putin. Eppure, le pressioni sono quasi tutte su Kiev, sul fatto che non riuscirà mai a riconquistare i territori occupati, sul fatto che l’Occidente dovrebbe interrompere il sostegno agli ucraini, abbandonarli al loro destino per evitare uno scontro diretto con la Russia.
Come passerà alla storia, dunque, il conflitto russo-ucraino? È difficile aver il distaccobdello storico mentre infuria la battaglia, tuttavia una cosa appare evidente. L’Europa, e in parte anche gli Stati Uniti, sono vittime di una precisa strategia russa: il rischio dell’escalation. Dalla scarsa decisività di Joe Biden, gli Stati Uniti sono passati all’opportunismo di Donald Trump, mentre in Italia e, in misura minore, in Europa è tre anni che si è costretti a ripetere incessantemente che il compito di terminare alla guerra riguarda anzitutto l’aggressore. Putin capisce la forza e raggira chi si mostra debole: la narrativa dell’escalation serve per tenere l’Europa lontano dagli interessi di Mosca.
E così Putin può bombardare i civili, devastare le città, colpire ospedali e infrastrutture energetiche, e allo stesso tempo passare come colui che è pronto alla pace, ma solo alle condizioni russe che coincidono con la resa dal momento che finora i russi non sembrano aver fatto passi concreti verso le esigenze ucraine. Ecco, la resa degli ucraini sul campo non è arrivata e far coincidere la diplomazia con la resa a tavolino di un Paese significa sposare la linea dell’aggressore, della Russia, l’unica che ha tradito accordi internazionali, lasciando da parte la diplomazia e scegliendo l’escalation peggiore, cioè, invadere un Paese sovrano (senza nemmeno dichiarare guerra).





