L’Unione europea apre per la prima volta in modo esplicito ai biocarburanti, segnando un possibile cambio di rotta nella strategia per la decarbonizzazione dei trasporti. Nella lettera inviata ai leader dei Ventisette in vista del Consiglio europeo di Bruxelles, Ursula von der Leyen ha confermato che, nella preparazione della revisione del regolamento sulle emissioni di CO₂ per auto e furgoni, la Commissione sta valutando “il ruolo dei carburanti a zero e basse emissioni nella transizione verso un trasporto su strada a zero emissioni oltre il 2030, come gli e-fuel e i biocarburanti avanzati”. La presidente ha ribadito la volontà di mantenere “il principio di neutralità tecnologica e di efficienza dei costi”, aprendo così alla possibilità che, accanto all’elettrico, anche i carburanti alternativi possano contribuire agli obiettivi climatici.
Il riesame della normativa, che stabilisce lo stop all’immatricolazione di nuove auto con motori a combustione interna dal 2035, era previsto per il 2026 ma sarà anticipato di un anno. Bruxelles punta a completare la “valutazione d’impatto” entro la fine del 2025 e a presentare, già entro dicembre, un nuovo “Industrial Accelerator Act” per sostenere i settori strategici ad alta intensità energetica e le tecnologie pulite. “È il momento di dare un chiaro segnale politico per orientare gli investimenti e l’innovazione verso i settori in cui possiamo essere leader mondiali”, ha scritto von der Leyen.
La decisione arriva dopo mesi di pressioni da parte di governi, industria e gruppi parlamentari del centrodestra europeo, che chiedono di rivedere gli obiettivi fissati nel pacchetto Fit for 55. Tra le ipotesi in campo c’è la possibilità di mantenere sul mercato, dopo il 2035, auto ibride alimentate con carburanti a basse emissioni, una posizione sostenuta anche dall’Italia e dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che la rilancerà alla prossima Cop30 in Brasile.
Sul piano industriale, il settore italiano dei biocarburanti è già in posizione avanzata. “Nel comparto dei biofuel l’Italia è molto avanti, con bioraffinerie operative e una rete di distribuzione capillare”, ha ricordato Luca Squeri, responsabile Energia di Forza Italia, sottolineando come “puntare esclusivamente sull’elettrico rischi di essere un’illusione”. Eni dispone già di impianti a Gela e Venezia e prevede nuove riconversioni a Livorno e Sannazzaro de’ Burgondi entro il 2026.
Dal fronte delle associazioni di categoria arriva una cauta soddisfazione. “È un segnale importante – commenta Gianni Murano, presidente di Unem – perché la normativa attuale limita lo sviluppo di tecnologie che possono contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti. Ora servono fatti concreti”. Stessa linea da Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi-Federchimica: “Una volta affermato il principio della neutralità tecnologica, non si può ignorare l’esistenza dei biocarburanti e degli altri carburanti rinnovabili, come bioGPL, DME rinnovabile e bioGNL. Sono soluzioni già pronte, e in Italia vantiamo una leadership nei gas liquefatti esportati in tutto il mondo”.
Il segnale politico di Bruxelles, dunque, sembra andare nella direzione di una transizione più pragmatica e meno dogmatica, in cui la neutralità tecnologica potrebbe tornare a essere il perno della politica industriale europea.
Gloria Giovanditti





