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lunedì 2 Marzo, 2026
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Quali sono oggi i maggiori timori delle aziende?

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Nel Rapporto Indagine Internazionalizzazione 2025 di Assolombarda del mese di giugno 2025 sono evidenziati i macro trend che, secondo le oltre 1000 aziende lombarde intervistate, influenzeranno maggiormente le loro scelte strategiche.

Nell’immagine sopra è riportata la sintesi di questo “sentiment”.

Scrive Assolombarda: “Le imprese manifatturiere lombarde che operano sui mercati globali sono esposte ai repentini cambiamenti del panorama internazionale, sempre più turbolento per il susseguirsi (o, soprattutto nel quadro più recente, l’accumularsi) di shock di diversa natura e intensità. Non è, dunque, sorprendente che il 65,5% dei rispondenti consideri l’evoluzione degli scenari geopolitici come il macro-trend di maggiore influenza sulle scelte strategiche di internazionalizzazione nel medio-lungo periodo, giudizio condiviso da tutte le classi dimensionali d’impresa con uguale grado: la quota ricopriva la prima posizione già due anni fa, ma ora è assolutamente dominante (nel 2023 era del 43,9%).”

Non è certo sul primo timore che desidero soffermarmi (io lo chiamo così, perché parlando con gli imprenditori mi sembra più un timore che un macro trend) ma sui successivi, tutti declassati.

Si nota che sono stati pesantemente declassati fenomeni e timori che solo poco tempo fa spaventavano più di un’azienda.

Se io fossi stato intervistato non avrei risposto secondo i pesi indicati in tabella: è vero che gli scenari geopolitici possono pesantemente influenzare le scelte strategiche ma si tratta di eventualità. Ad esempio per i dazi, quando è avvenuto il sondaggio si era verificato un vero e proprio tira e molla che impattò maggiormente per il clima di incertezza creatosi che per le effettive imposizioni.

Ogni epoca ha avuto i suoi scossoni – dal crac Lehman Brothers al Covid per citare i “milestones” delle sciagure globali che hanno scandito i cicli economici – e l’economia reale è sempre ripartita anzi, con un vistoso rimbalzo dopo il Covid.

Anche la transizione green rappresenta uno choc – non acuto come quelli citati ma dilazionato nel tempo – che sta creando non pochi mal di pancia in alcune filiere, si pensi al settore Automotive ed alle pesanti conseguenze per la sua supply chain.

Avrei risposto diversamente perché considero più insidiose altre situazioni che non sono eventualità ma realtà sempre più impattanti nella gestione quotidiana delle aziende:

  • l’evoluzione tecnologica, con in cima la AI ma non solo: essa rischia di schiacciare veramente quanti non staranno al passo con essa; in primis le piccole medie aziende che faticano ad investire su risorse umane e materiali “ad hoc”;
  • la disponibilità di competenze e risorse umane che, in realtà, è diventato un tam tam mediatico: è difficile trovare ad esempio operatori qualificati alle nuove tecnologie nell’industria manifatturiera, che è predominante nel panel delle aziende dell’indagine;

Eppure questi due timori sono risultati molto ridimensionati rispetto all’indagine di due anni fa.

Circa la disponibilità di materie prime critiche, pur essendo un problema parzialmente risolto rispetto a due anni fa, potrebbe ritornare alla ribalta proprio come conseguenza di sconvolgimenti geopolitici. Inoltre potrebbe diventare problematica la loro disponibilità non a noi direttamente ma a determinate filiere globali che potrebbero bloccarsi, con conseguenze per tutti (penso ai chip o ad altre commodities in mano prevalentemente ai cinesi).

Molto interessante il fatto che i temi legati alla sostenibilità ambientale si sono letteralmente sgonfiati di fronte a trend di per sé molto più preoccupanti, come quelli indicati sopra. Questo la dice lunga sulla convinzione a monte di questo trend, più imposto che “sentito”.

Dalla figura sopra si vede peraltro come l’impatto della geopolitica è ininfluente per circa un’azienda su tre, percentuale ampiamente più alta (circa 50%) tra piccole medie imprese: sembra che la geopolitica sia più un timore che una circostanza direttamente impattante nella gestione aziendale.

Il problema che avverto maggiormente è il rinvio degli investimenti, vero e proprio freno economico con ricadute immediate sul flusso ordini e sui fatturati.

 

Alberto Scanziani

Socio Circolo delle Imprese

www.exportconsultant.it

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