Un nuovo capitolo della “guerra dei dazi” rischia di colpire uno dei nostri simboli del Made in Italy: la pasta. L’amministrazione statunitense ha proposto tariffe fino al 107% sull’importazione dei marchi italiani, accusati di vendere a prezzi troppo bassi. Una misura che, se confermata, non solo metterebbe in difficoltà i produttori italiani, ma potrebbe avere ripercussioni dirette anche sui prezzi nei supermercati italiani, già cresciuti negli ultimi anni.
L’origine della vicenda è un’indagine del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, avviata nell’agosto 2024 per verificare possibili pratiche di dumping da parte di 19 marchi italiani, tra cui Barilla, Garofalo, Rummo e La Molisana. Il dumping consiste nel vendere un prodotto all’estero a un prezzo inferiore ai costi di produzione, per conquistare quote di mercato a scapito dei concorrenti locali. Per contrastarlo, i governi possono applicare “dazi antidumping”, cioè tasse d’importazione che riportano i prezzi a livelli considerati equi. Secondo una valutazione preliminare diffusa a settembre, alcune aziende avrebbero applicato un margine di dumping del 91,74%. A questo si aggiungerebbe il 15% di dazio generale già imposto alle merci europee, arrivando a un prelievo complessivo del 106,74% sul valore del prodotto importato.
Nel 2024 l’Italia ha esportato negli Stati Uniti 8 miliardi di euro di prodotti agroalimentari, di cui 700 milioni solo di pasta (fonte: Il Sole 24 Ore). Secondo Coldiretti, un dazio del 107% azzererebbe un mercato che nel 2024 valeva 671 milioni di euro e che rappresenta una delle principali voci dell’export alimentare italiano. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha definito la misura “un colpo mortale per il Made in Italy”, ricordando che la filiera della pasta dà lavoro a migliaia di persone e sostiene intere economie locali. Anche il ministero degli Esteri Antonio Tajani e la Commissione Europea sono intervenuti per cercare di scongiurare la misura, ma la decisione finale resta nelle mani dell’amministrazione Trump.
Le conseguenze di questi dazi potrebbero arrivare fino in Italia. Se le aziende italiane dovessero perdere il mercato americano, potrebbero rialzare i prezzi interni per compensare le perdite. E questo in un contesto già difficile: oggi un chilo di pasta costa in media 1,84 euro, con punte di 2,15 euro a Pescara e 1,33 euro a Palermo (dati Assoutenti su Mimit). Rispetto al 2021, il prezzo è aumentato del 24,2% (dati Istat). Secondo Assoutenti, un dazio del 107% potrebbe innescare nuovi rincari anche nel mercato interno, aggravando il peso del caro-vita sulle famiglie italiane. L’effetto a catena è chiaro: meno export, margini ridotti per i produttori, e prezzi più alti per i consumatori. La pasta, simbolo della tavola italiana, rischia così di diventare il prossimo terreno di scontro tra economia globale e quotidianità domestica.





