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martedì 17 Febbraio, 2026
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Il generale e l’arte della guerra

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Il generale Roberto Vannacci, dopo lunga preparazione, alla fine lancia la sua offensiva, con il doveroso anticipo rispetto alle prossime elezioni politiche, e crea il suo partito “Futuro Nazionale” con una mossa che, se non ottiene la sorpresa strategica visto che da più parti si prevedeva un’azione di forza del MEP ormai non più leghista, di certo ottiene quella tattica: Vannacci colpisce all’improvviso, aprendo un secondo fronte mentre le truppe del centrodestra sono impegnate nell’epica battaglia contro Askatasuna e i suoi temibili opliti urbani.

I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere – Sun Tzu, L’arte della guerra

La sorpresa tattica di Vannacci è evidentemente data anche dal fatto di aver fatto credere che il suo obiettivo fosse l’armata di cui faceva parte, la Lega e il suo segretario, ma a conti fatti il vero obiettivo del generale sono la premier Meloni e il suo partito. Con il più classico del “parla a nuora perché suocera intenda”, Vannacci ha esordito da leader di partito criticando sì il suo ex leader, ma per l’accettazione di politiche che nascono a Palazzo Chigi, vedi la scelta di non toccare la Fornero, per quanto più o meno forzatamente condivisa in fase di campagna elettorale. I sondaggi, puntuali e immediati come Uniriscossioni, lo confermano: Vannacci toglie consenso più a FdI che alla Lega ed è lì che sta il pericolo per il centrodestra: una forza che supera a destra Fratelli d’Italia, spingendoli al centro e schiacciandoli su Forza Italia, rischia davvero di spostare ampie fette di un voto ormai polarizzato: accaparrarsi battaglie e stilemi della destra potrebbe portare a sfogliare via via scaglie sempre più ampie dal partito della Meloni, privandolo della sua identità, anche a vantaggio del centro. Già tanti amministratori locali, magari ora fuori dalle istituzioni, ma in gran parte con un certo seguito, hanno aderito a Futuro Nazionale che ha in qualche modo stimolato i desideri di rivalsa derivanti dall’inverno del loro scontento. Quel 4 e rotti per cento, inoltre, incide parecchio sulla forbice con il Campo Largo di centrosinistra che, se troverà unità, identità di vedute e un programma comune, potrebbe davvero approfittarne per ribaltare l’esito di un’elezione che, man mano che si avvicina, appare sempre meno scontata.

Matteo Salvini richiama il caso Gianfranco Fini che abbandonò la Casa delle Libertà per prendere casa nel Principato, ma a noi sembra una vicenda più simile a quella in cui un certo altro Matteo, dopo aver preso una batosta al referendum costituzionale, decise di diventare arbitro dei destini del centrosinistra, facendo ballare la rumba a partiti che andavano regolarmente oltre il 20% con il suo scarso, ma quasi sempre decisivo, 3 e poco per cento.

Vannacci può fare meglio: mettersi a fare opposizione e rosicchiare ancora a Meloni e Salvini, fino a far perdere le elezioni al centro destra o non farlo e battere cassa, più sui temi che sugli incarichi, capitalizzando la sua rendita di posizione e indirizzando le scelte dei leader di centrodestra con i quali, infatti, ha subito dichiarato di volere interloquire.

Un colpo da maestro, quello di Vannacci: “Come ti permetti prete sono un ex combattente… | Ho fatto la prima crociata e anche la terza… | La seconda no perché ero malato!”. Enzo Jannacci, la differenza è una lettera su otto, ma che differenza…

La strategia è la via del paradosso. Così, chi è abile, si mostri maldestro; chi è utile, si mostri inutile. Chi è affabile, si mostri scostante; chi è scostante, si mostri affabile – Sun Tzu, L’arte della guerra

 

Alberto Manzo

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